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 Oggetto del messaggio: Il parrucchiere della pubblicità
MessaggioInviato: 21/04/2011, 20:51 
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Iscritto il: 20/01/2010, 17:45
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Cosa distingue un parrucchiere tradizionale da quello che lavora nella pubblicità? Ce lo racconta Roberto Rosini

Questione di dettagli, di punti di vista. Un occhio molto diverso da quello che si usa in salone. Un approccio insolito a prodotti, geometrie, stile e colore. Eppure anche lui si occupa di immagine. Quella che gli interessa, però, è quella fotografica e non della cliente.

Roberto Rosini è l’hair stylist della pubblicità. Non in un salone ma in uno studio fotografico. Non con la cliente ma con una modella bellissima. In perfetta sinergia con stylist e fotografo. Un mestiere che in comune con gli altri acconciatori ha soltanto il nome.

Perché pettinare per le pagine patinate di una rivista è molto diverso da quanto ci si possa immaginare.
“Non è un fatto di bravura tecnica – spiega Rosini – ma di ‘sensibilità fotografica’, dove l’immagine ha una sua struttura precisa. In salone fai cose che piacciono alle clienti, messe in piega, mèches, colori… in studio invece, è creare la materia che dà valore aggiunto alla fotografia, che duri il tempo di un click”.

Esperienza, sensibilità, talento. Concentrati in un solo istante, quello dello scatto. Quello che in un momento trasforma la realtà concreta in ispirazione iconografica, in realtà desiderabile.

Lui è bravo. Collabora con i più importanti fotografi di moda, ha sul cellulare il numero delle più belle modelle. Ma è un ribelle. Dell’immobilismo. Della staticità. Delle stanze chiuse. Preferisce l’aria aperta, la libertà di pensiero, la visione a grandangolo.

“Un parrucchiere che lavora normalmente in salone ha molte difficoltà a lavorare in studio, all’inizio – prosegue Roberto Rosini - .Toccare in salone è diverso da toccare in studio. Qui i capelli sono massa. Non dettaglio o ciocca ma totalità. In salone i miei colleghi hanno l’incubo di fare tutto perfettamente, io invece quando lavoro non taglio, non coloro ma controllo il totale. E anche i prodotti, in studio, assumono un’importanza diversa: diventano solo strumenti da adoperare con cautela, non sono i protagonisti. Il parrucchiere normalmente ritiene che il lavoro che sta facendo sulla testa della cliente sia la cosa più importante. Per me, invece, nello specifico il lavoro che faccio è solo un dettaglio. Io non mi occupo del taglio, della geometria, della forma di una ciocca ma della totalità dell’immagine, della valutazione totale”.

Eppure sempre di immagine si parla. “Certo. Perché l’immagine è estremamente importante. Soprattutto quella fotografica, che parla sempre di bellezza. Io non entrerei mai, come cliente, in un salone se fuori non ci sono delle belle immagini. Sono fondamentali”.


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