Non molto tempo fa abbiamo parlato di quanto la frangia resista a mode e modi e proprio in questi giorni è uscito un bel libro dell’erede della famiglia Vergottini, che si intitola “Mi raccomando la frangia!”. Ne parla anche l’Ansa in quest’articolo che riporto integralmente perché racconta proprio una bella storia!

 

Mi raccomando la frangia, Vergottini Dixit

di Patrizia Vacalebri

L’inossidabile ‘caschetto’ fu inventato dall’audace parrucchiere parigino Antoine nel 1909, con un colpo di forbici sui lunghi capelli di una sua cliente. A renderlo celebre ci penso’, negli anni ruggenti, la diva Louise Brooks, che nel film Il vaso di Pandora, del 1928, sfoggiava un caschetto corvino con frangia. Fu lei a ispirare in seguito l’eterno taglio carre’ della Valentina disegnata da Guido Crepax. Ma il periodo d’oro di questo taglio di capelli arrivo’ con la famiglia Vergottini, parrucchieri e curatori d’immagine, che negli anni ’60 e ’70 hanno cambiato il look delle donne italiane e di tanti personaggi dell’epoca. Sotto le loro forbici sono passati molti esponenti del mondo dello spettacolo, alla ricerca di un’immagine che li rendesse ‘personaggi’. E’ successo cosi’ per il celebre caschetto di Raffaella Carra’, per Caterina Caselli che a quel taglio deve il suo soprannome di allora ‘Casco d’oro’.

L’immagine logo della famiglia rappresenta lo stile di questi professionisti dei capelli e il ‘taglio Vergottini’ ha ormai un suo posto nell’immaginario degli italiani e nei glossari della moda. Jill Marie Louise Vergottini, pronipote del fondatore del marchio, racconta nel libro ‘Mi raccomando la frangia’ (Add Editore) l’arte del taglio, spiegando cosa va fatto e cosa no, come ci si prende cura del cliente perfetto, come si sceglie il look capace di creare un personaggio, come si usa una tinta, cosa si puo’, cosa si deve o cosa non si deve assolutamente fare. Il tutto condito dai racconti della famiglia, dai segreti dei parrucchieri e dalle confidenze dei molti divi che le mani nei capelli le facevano mettere solo al signor Vergottini.

Jill racconta di aver iniziato come truccatrice con Diego Dalla Palma: ”Per primo mi ha messo in mano un pennello – scrive – e non finiro’ mai di ringraziarlo. Ho fatto i primi passi nell’apprendimento del senso del colore e delle forme del viso, ma come truccatrice non valevo granche’, avevo poca fantasia. Sono andata negli Usa e a Los Angeles ho frequentato i corsi dell’accademia di Vidal Sassoon, l’uomo che cambio’ il mondo con un paio di forbici, creando inconfondibili tagli, pensate a Audrey Hepburn e Twiggy. Per un po’ mi sono occupata di consulenza d’immagine. Grazie un’amica di famiglia ho avuto accesso agli archivi di una grande casa di produzione americana e ho imparato ad esempio che dietro alle sopracciglia di Joan Crawford c’erano il lavoro e lo studio paziente di truccatori, parrucchieri, dentisti, chirurghi plastici, stylist, fotografi e via discorrendo”.

”Tutto comincio’ a Genova con il mio bisnonno, Roberto Quistelli – racconta – che faceva il barbiere e veniva da Bari”. Il negozio fu aperto a Milano nel 1962 in via Montenapoleone. La madre faceva da modella, con una parrucca a caschetto che divenne l’icona, agli scatti di Fedele Toscani, padre di Oliviero.

”Gli inizi non furono facili – ricorda – ma un giorno entro’ in negozio la contessa Consuelo Crespi, straordinaria scopritrice di talenti (scovo’ Irene Galitzine, che vestiva Jackie Kennedy) e redattrice di Vogue e la magia comincio’. Il Daily Mirror defini’ i Vergottini i migliori parrucchieri del mondo”. ”Alla fine degli anni Sessanta – sottolinea – ci fu la consacrazione con il taglio di Loretta Goggi nella Freccia nera, il casco d’oro di Caterina Caselli, Raffaella Carra’ e la signorina snob Franca Valeri. Tutte le donne volevano essere ‘Vergottinate’. Da allora non abbiamo solo tagliato capelli: il nostro marchio e’ comparso su tovaglie, valigie, piastrelle e trousse. Dei Vergottini si sono occupati psicologi, sociologi, scrittori e pittori”.

fonte Ansa.it

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