Dal timone di Framesi Spa, l’imprenditore italiano, che ha saputo ritagliarsi un posto di tutto rispetto nella cosmesi statunitense, ripercorre la storia della sua azienda.

“L’Italia? Un mercato promettente per chi sa comprenderlo”.

“Anche se andate all’estero, un caso di successo nel vostro paese serve sempre: non dimenticatelo”.

Era il 1945. La Seconda Guerra Mondiale era appena finita e l’Italia era una nazione distrutta, dove la gente doveva ricominciare tutto da capo. È in quei difficilissimi anni che nel nostro paese nasce quasi dal nulla una classe di imprenditori visionari che hanno voglia di fare e di mettersi in gioco. Uno di loro si chiama Roberto Franchina. Lui è uno che ha deciso di non perdere tempo: la sua azienda, la Framesi, viene creata subito, nel 1945. I parrucchieri stanno riaprendo i loro saloni e Roberto ha pensato che la sua azienda fornirà loro i prodotti migliori sul mercato. La storia di Framesi inizia da qui.

“Mio padre è stato un uomo straordinario – ricorda Fabio. Credeva davvero nell’acconciatura professionale. Le parole mission e vision non esistevano ancora, ma lui le aveva già tatuate nel suo Dna. Parlava già negli anni 60 di prodotti e servizi. Fu lui il primo a introdurre in Italia il classico oggetto promozionale per gli acconciatori. Qualcosa di più di un semplice sconto. Avete presente quando i parrucchieri di Framesi negli anni 70 tornavano a casa con un televisore nuovo in regalo? Era mio padre Roberto ad aver portato qui da noi questo tipo di promozioni. Aveva capito prima di tutti l’importanza della chiave emozionale non solo per i clienti del salone, ma anche per gli stessi parrucchieri”.

“Fu sempre lui a inaugurare i primi grandi eventi per gli acconciatori italiani. Li aveva pensati come grandi momenti di incontro, come la Festa delle rose. Erano diventati un appuntamento fisso, rituale, un momento di condivisione, di “personal touch”. L’ultimo riuscì a radunare più di 2.000 parrucchieri, fu un successo incredibile”.

Fabio, una domanda provocatoria: per il suo lavoro ha imparato di più negli studi universitari o da suo padre, Roberto Franchina?

“Imparare da lui è stato fondamentale, ma cercare di stare al suo passo era impossibile. Per il resto, in Framesi abbiamo mantenuto la tradizione nei principi e ci siamo tenuti al passo con i tempi. L’università mi ha permesso di capire bene le dinamiche di sviluppo che mio padre aveva dentro di sé”.

Fabio, qual è l’elemento indispensabile che permette a un’azienda di oltrepassare i 70 anni di storia in un mondo in cui tutto nasce e muore con troppa rapidità? Cosa fa davvero la differenza e permette di essere credibili agli occhi degli acconciatori?

“Sono diversi gli elementi che concorrono a creare fiducia. Ogni giorno noi lavoriamo con un solo obiettivo in testa: il successo dei parrucchieri. Ogni nostra azione, prodotto e servizio è studiato per continuare a essere l’interfaccia ideale di questi protagonisti.

Certo, questo non basta. La seconda parola chiave è innovazione. Noi ce la mettiamo tutta: negli ultimi cinque anni abbiamo presentato 143 nuovi prodotti.

Poi c’è il terzo elemento, la formazione, naturalmente. Gli acconciatori hanno bisogno di ispirazione costante e continua, anche perché sono i primi a dover dare ispirazione ai propri clienti… Ogni anno nelle nostre cinque accademie in Italia organizziamo oltre 300 seminari. Il nostro gruppo stilistico principale, Italian Style Framesi, è una realtà dal 1979: possiamo proprio dire che la tecnica e lo stile da noi sono di casa”.

Siete state una delle prime aziende della bellezza italiane a pensare “globale” e ad andare all’estero. Cosa avete imparato dagli altri mercati?

“Abbiamo imparato che la categoria degli acconciatori ha similitudini in tutti i paesi del mondo. A variare sono le abitudini di consumo. Per noi la globalizzazione non è certo stata uno shock. Ci siamo resi conto che la percezione dei nostri prodotti variava da mercato a mercato: alcuni paesi sono attenti alla percezione olfattiva, altri no. Ad esempio, negli Stati Uniti lo shampoo deve fare molta schiuma, in Asia no. Per questo abbiamo sviluppato prodotti diversi per ogni mercato. Non è solo una questione di diversità di struttura dei capelli, che pure rappresenta un elemento di cui tenere conto, soprattutto nei mercati orientali.  Ed è da quello che abbiamo imparato in quest’ultimo mercato, quello giapponese, che è nata la nostra linea Morphosis Ultimate Care: i prodotti promettono una riparazione dei capelli in tempi brevissimi. Il nostro è un approccio flessibile.

Come vedete il futuro del mercato della cosmesi italiano? Molti pensano che sia un mercato saturo che non ha più niente da offrire: è vero?

“Il mercato italiano dell’acconciatura si è un po’ fermato… in termini di crescita. Nel nostro paese c’è una forte densità di saloni: 75.000 per 60 milioni di abitanti. Molti di questi saloni non hanno avuto la capacità di sviluppare nuovi servizi. Questo li ha penalizzati, anche perché ormai la realtà è questa: si vendono più tubi colore a casa che in salone e la frequenza delle visite in salone si è fortemente contratta. Eppure, anche in questo difficile scenario, gli acconciatori che hanno capito che nulla poteva sostituire le attenzioni rivolte ai propri clienti in salone, sono quelli che hanno continuato ad avere successo. Questi parrucchieri hanno saputo comunicare ai clienti che per avere una buona immagine dovevano trattare bene i loro capelli affidandoli alle mani di un professionista.

Un altro fattore di successo in salone è la rivendita: anche questa è una cosa che richiede sensibilità. Non si tratta solo di fare più business, ma anche di saper garantire che il risultato ottenuto in salone venga mantenuto a casa con prodotti adeguati

L’Italia è un mercato maturo ma sofisticato. Lo sviluppo internazionale è indispensabile. Ma anche se si va all’estero, un caso di successo nel proprio paese serve sempre. I mercati emergenti non sono la soluzione a tutti i mali: spesso hanno dinamiche complesse, spesso sono più semplici i mercati tradizionali.

Per il resto, le donne vogliono ovunque la stessa cosa: uscire dal salone più belle. L’acconciatore deve trovare la soluzione senza chiederla. Framesi resta sempre al suo fianco, ovunque nel mondo”.

 

Commenti