I parrucchieri cinesi si stanno propagando a macchia d’olio.
Generalmente hanno un costo per i clienti di meno della metà rispetto ad uno italiano. Sono molto più veloci, e hanno orari anche fino alle nove di sera. Così i parrucchieri cinisi stanno sbaragliando gli italiani che a loro volta li accusano di concorrenza sleale.
 

 Sempre più spesso si depositano denunce contro i saloni cinesi. Ufficialmente contro le scarse garanzie di carattere igienico dei negozi gestiti da personale orientale: a volte si parla di sostanze chimiche dannose e importate illegalmente, oppure di prodotti non testati e di un’eccessiva vicinanza tra il salone e i servizi igienici. Se si va più in profondità, però si evince una motivazione economica: con sei euro per la messa in piega, otto per il taglio e al massimo trenta euro per il colore, i saloni di acconciature orientali  stanno creando notevoli difficoltà alla concorrenza italiana, soprattutto in tempi di recessione.
 
Il fenomeno orami si è espanso dalle grandi città fino ai piccoli paesi. Con prezzi insostenibili per i negozi italiani. Oltre ai prezzi più bassi, i parrucchieri cinesi spesso non si limitano al semplice taglio dei capelli, ma vi aggiungono massaggi alla testa e alle spalle, con prezzi super concorrenziali.Hanno rivoluzionato gli orari, estendendo l’aperture sia ai lunedì che nelle ore serali.
 
Sul web sono nate molte discussioni tra le clienti che affollano questi saloni. Molto diversificati, ovviamente, alcune ne parlano benissimo, altre mettono in guardia.Di certo c’è che alcuni parrucchieri cinesi sono stati chiusi dai Nas per l’utilizzo di colori a tempera nelle tinture o altri controlli effettuati dalle forze dell’ordine hanno accertato violazioni dei regolamenti comunali, scarse condizioni igieniche, utilizzo di prodotti di dubbia provenienza. Altre volte sono state effettuate multe per la mancanza di una regolare licenza. Ma detto questo, i prezzi così bassi comunque non si spiegano solo con l’uso di prodotti di basso livello, se non illegali.
I concorrenti italiani parlano anche di una scarsissima propensione dei cinesi a rilasciare le ricevute fiscali, ma questa stessa obiezione viene contestata in generale ai parrucchieri da parte di altre categorie. 
 
Complice la crisi, cominciano ad essere frequentati anche dalle signore bene delle città, anche se sulla vetrina ci sono foto di modelli con gli occhi a mandorla.

 

 

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