Buongiorno Parrucchierandi! Rieccoci finalmente qui con i nostri amici di Barberia Italiana che ci regalano sempre degli spunti molto interessanti!! Qui di seguito troverete quelli di questa settimana! Un po’ di cultura e storia non ci fa mai male. Buona Lettura!

Nella gran parte del secolo scorso, e anche nel precedente non era assolutamente di abitudine per l’uomo di radersi da solo. La maggior parte di fatti si recava almeno una volta alla settimana dal Barbiere di fiducia.

Pensi che questo sia eccessivo? Non sembra proprio visto l’ultimo ritorno in auge di questo splendido rito, ma anche secondo diversi studi e approfondimenti da parte di una equipe di antropologi i capelli e la barba sono tratti indispensabili per farci riconoscere nel mondo, sedurre e comunicare la nostra identità sessuale e culturale.

Pogonotomia, così si dice dell’arte della rasatura dal greco “pogon” barba e “témno” tagliare.

Veniva praticata fin dalla preistoria con coltelli di selce o di ossidiana, si diffuse in seguito con l’avvento dei metalli.

Gli Egizi si radevano già 3400 anni prima della nascita di Cristo, ma furono i Greci a perfezionare la tecnica. Si racconta che il primo barbiere arrivò a Roma dalla Sicilia intorno al 300 a. C.. I rasoi erano a mano libera, simili ai nostri rasoi a serramanico. con lame di spessore diverso a seconda che servissero per il pelo o il contro pelo.

La navicula, il “modello” più diffuso, era lungo anche 11 centimetri e soprattutto difficile da usare. Gli antichi Giovani Romani divenivano uomini con la prima rasatura.

Rimane il fatto come un tempo anche ora, affidare la propria gola nelle mani di un estraneo era ed è tuttora un atto di fiducia.

Forma e lunghezza.

Le regole e le misure in fatto di barba hanno origini antiche:

Più di tremila anni fa la religione ebraica vietava l’utilizzo del rasoio per radersi, e imponeva forbici per sbarbarsi.

A Sparta, chi commetteva crimini, veniva punito imponendo ai condannati di radersi una sola guancia, in modo da portare fortemente il peso di un evidente diversità.

In Egitto, il Faraone portava una barba falsa e il suo massimo dignitario era proprio, pensate un po’ il Barbiere. Pensate poi che nei 70 giorni in cui il faraone stesso veniva mummificato era vietato radersi; ma tornando a noi, nell’Italia rinascimentale si contano almeno 70 editti che regolavano la lunghezza di baffi e pizzetti.

I romani proibivano la barba tra i soldati, per non offrire appigli ai nemici, mentre i Normanni, mille anni dopo circa, imposero i baffi ai francesi e gli inglesi, sempre come segno distintivo.

Parlando sempre dell’antica Roma, spesso ciò che fuoriusciva dalle tonsores erano più spesso le urla dei clienti piuttosto che visi ben rasati e una ragione c’era: i barbieri, tra una rasatura e l’altra, esercitavano la professione di chirurghi e dentisti, cavando denti, incidendo ascessi e asportando emorroidi. Senza grandi anestesie, anzi, spesso solo utilizzando blandi alcolici.

Questa commistione di professioni continuò per secoli: in Francia la corporazione dei barbieri chirurghi fu sciolta solo nel 1718, mentre in Italia le due categorie, medici chirurghi e Barbieri rimasero unite fino agli inizi dell’Ottocento.

Quanti peli di Barba abbiamo all’incirca sul viso?

Questa domanda spesso la sentiamo porre dal nostro cliente. Ogni uomo possiede dai 20 ai 25 mila peli che compongono la barba. Questi peli crescono di circa mezzo millimetro al giorno. Una persona che abitualmente si rade, nel corso della vita accumula circa 3,5 kg di peli della barba.

Chi non si rade, e vuole far crescere la propria barba può arrivare a una lunghezza di circa due metri. Lunghezza che ha voluto come vincitore del record l’indiano Shamsher Singh la cui barba era lunga appunto 1,85 m.

Ma se siete fanatici del baffo nessuna paura, il record da superare è quello raggiunto da Hans Langseth, norvegese, i cui baffi, misurati subito dopo la morte nel 1927, arrivavano a 5,33 m. Ora sono conservati in un museo a Washington.

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