Se il nuovo decreto ha salvato barbieri e parrucchieri, la stessa sorte non è toccata ai centri estetici, esclusi dai servizi di cura della persona consentiti nelle cosiddette “zone rosse” del Paese.
Ma perché?? E’ giusto che non gli siano stati riconosciuti gli sforzi fatti per rafforzare le già rigide norme-igienico sanitarie solitamente osservate in ottica anti-contagio??

A nostro parere in questo momento così difficile un po’ di solidarietà ed empatia ci vuole! I centri estetici sono luoghi sicuri per clienti e operatori al pari dei saloni, questo è un dato di fatto da prendere in assoluta considerazione.

Come noto, infatti, già dalla riapertura del 18 maggio, in seguito all’interruzione legata al lockdown, queste attività non presentano rischi di assembramento, grazie al contingentamento degli ingressi, fissati su appuntamento.

Considerate, inoltre, che il 30% è concentrato nelle 4 regioni bloccate: la nostra speranza è riaprano e proseguano la loro attività, al pari dei saloni di acconciatura, nel rispetto delle norme anti-contagio anche nelle zone rosse del Paese.

“Se da un lato – commenta il presidente di Cosmetica Italia, Renato Ancorotti – siamo fieri di aver contribuito, grazie ad un incessante dialogo con il governo, al risultato che i parrucchieri rimangano aperti nelle zone rosse a partire dal 6 novembre, dall’altro ci rammarichiamo del fatto che lo stesso trattamento non sia stato riservato agli estetisti. Come i saloni di acconciatura, i centri estetici sono luoghi sicuri e l’ulteriore stop avrà su di loro e sulle imprese cosmetiche di questo canale gravi impatti economici e occupazionali”.

Esiste poi una diretta ricaduta sulla filiera industriale: in Italia le aziende che operano nel ramo dell’estetica professionale sono per il 97% PMI; la metà di queste è addirittura rappresentata da microimprese con fatturati inferiori ai 2 milioni di euro, che difficilmente reggeranno in quanto stanno ancora recuperando i danni derivanti dal primo lockdown.
Resta coinvolta in questa chiusura anche la filiera della distribuzione dei prodotti cosmetici, con un impatto su almeno 500 aziende distributrici e 2.000 agenti, ma anche quella della fornitura di beni e servizi quali macchinari, strumentazioni e articoli monouso.

Infine, c’è il solito problema che sembra essere sempre sottovalutato: il nuovo lockdown dei saloni di estetica ne mette a repentaglio la capacità di riapertura al termine dell’emergenza e rischia di favorire la diffusione dell’esercizio abusivo della professione senza controlli né misure di sicurezza utili al contenimento del contagio.

Commenti