La calvizie, negli ultimi anni, si sta rivelando un fenomeno che non riguarda più soprattutto gli uomini, ma che anzi, si sta diffondendo moltissimo anche tra le donne.

Pensate che in Italia sarebbero oltre quattro milioni le donne che ne soffrono, per intenderci circa una su quattro.

Le cause possono essere molteplici, dallo stress, alla gravidanza, dalla predisposizione ereditaria a trattamenti cosmetici eccessivi, o alla menopausa, disturbi e carenze alimentari, o ancora squilibri o modificazioni ormonali.

Ma negli ultimi due anni si è aggiunto un fattore prima inesistente, cioè il Coronavirus, sia come causa indiretta legata allo stress del periodo, sia come fattore scatenante diretto. Addirittura, più del 30% delle persone colpite da Covid-19 ha finora manifestato anche un’importante caduta dei capelli.

Il Dott. Mauro Conti, Direttore Scientifico del Gruppo HairClinic e Presidente dell’Osservatorio Nazionale della Calvizie, intervistato da Vanity Fair, ha spiegato quale rapporto esisterebbe tra la perdita di capelli e il Coronavirus, specificando che siamo ancora nel campo della ricerca.

Innanzi tutto va ricordato che quando si soffre di caduta dei capelli, bisogna lavorare, in primis, sulla salute del follicolo.
Da quanto si sa fino a ora, spiega il Dottore, il Covid-19 può impattare sia direttamente che indirettamente sulla salute dei capelli e provocarne, nei casi più gravi, la caduta irreversibile.

Come accennato poco sopra, in modo indiretto agisce attraverso lo stress a cui siamo stati sotto posti in questi mesi di pandemia. Il lockdown, le ansie, le preoccupazioni, le sofferenze, l’aver rinunciato per lungo tempo alle nostre abitudini, hanno provocato in molti anche una situazione di sofferenza follicolare dovuta alla vasocostrizione naturalmente causata dallo stress. E da qui la perdita dei capelli.

In modo diretto, invece, chi ha sofferto di Covid-19 ha avuto una cascata enzimatica di citochine, molecole proteiche prodotte da vari tipi di cellule, secrete in risposta a uno stimolo e capaci di indurre attività come crescita, differenziazione e morte. Questo succede perché il corpo ha dei meccanismi naturali di difesa per poter contrastare le infezioni. Le proteine infiammatorie di reazione al virus si depositano all’interno dei capillari creando ostruzione. Ecco che quindi i follicoli non hanno ricevuto le normali sostanze nutritive e l’ossigeno loro necessario per sopravvivere e si sono chiusi o atrofizzati, causando perdita di capelli.

Inoltre, durante la fase acuta della malattia si tende a mangiare poco e questo porta a una importante perdita di peso e di conseguenza anche a una perdita dei capelli. Non a caso, infatti, quando si soffre di anoressia e bulimia (considerate tra le maggiori cause scatenanti della calvizie femminile) si tende a perdere i capelli.

Per ovviare a questo problema bisogna recarsi da uno specialista per avere una corretta diagnosi e, successivamente, una terapia adeguata al problema.

Potrebbe semplicemente trattarsi di un fenomeno passeggere, per cui la situazione tenderà a ri-normalizzarsi da sola; se, invece, il problema diventasse permanente, allora l’approccio terapeutico dovrà essere multisiciplinare e personalizzato.
Non bisogna mai avere fretta, ricorda il dott. Mauro Conti, in quanto scelte premature, blandi trattamenti privi di un vero impatto concreto nella cura della calvizie, sono alcuni degli errori più comuni, evitabili quando si ha più consapevolezza.

È importante rivolgersi a uno specialista ricordando che il trapianto, da solo, non è risolutivo per una situazione di calvizie e può essere anche deleterio. Prima bisogna capire cosa causa l’infiammazione che colpisce i follicoli fino a farli morire e riportarli alla loro perfetta salute, in modo che il “terreno” su cui andare a impiantare nuovi capelli sia fertile e massimizzi la riuscita dell’operazione. Una volta fatto questo si può eventualmente procedere al trapianto vero e proprio.

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