“C’è un personaggio della storia italiana che ha sempre motivato la mia carriera, perché ciò che ha fatto nella sua vita per me è un esempio che dovrebbe essere preso da tutti i parrucchieri: Michelangelo Buonarroti. Michelangelo era un uomo determinato, non aveva solo un grande dono ma era uno studioso della materia, era amante della disciplina formativa e allenava costantemente le sue capacità di plasmare la materia.

Un vero artista vede qualcosa di diverso nella materia che tratta e questo spirito creativo sta tutto nel suo cervello e di fronte alla materia che sta per trattare, immagina una trasformazione. Tanto più questa trasformazione è in grado di colpire il cuore (attraverso la vista) di chi osserva, tanto più questa trasformazione della materia diventa arte e capolavoro. Celebre è la sua frase: “Ho visto un angelo nel marmoed ho scolpito fino a liberarlo”. Non affrontate anche voi, amici parrucchieri, con questo spirito le teste delle clienti che si affidano a voi?  Non vi riconoscete in questo amici parrucchieri?

Altra frase celebre di Michelangelo è: “Il marmo è come l’uomo, prima di intraprendere qualcosa, devi conoscerlo bene e sapere tutto ciò che ha dentro. Così, se in te ci sono delle bolle d’aria, io sto sciupando il mio tempo”.

Senza entrare in temi filosofici, mi piace pensare a questa frase come uno stimolo a conoscere al meglio la materia che vuoi trasformare, se non conosci puoi solo fare tentativi che non sempre hanno successo.

Michelangelo ha avuto una lunga vita (89 anni) e il suo estro creativo non l’ha mai abbandonato, ma immaginate che avesse avuto ai suoi tempi tutti i mezzi e gli strumenti tecnologici che ci sono ora, quanta creatività avrebbe potuto esprimere ancora nella sua vita? Quante opere meravigliose avrebbe potuto lasciare a noi posteri?

Tutte le mattine, quando arrivo in salone, cerco di mettermi in modalità “creazione”, ma ci sono molte variabili moderne che fanno si che ciò il mio cervello immagina si trasformi in risultato, due fra tutte sono il tempo e gli strumenti utilizzati.

Il tempo è un valore assoluto, l’ergonomia (capacità di fare la cosa migliore nel minor tempo) è essenziale nella professione moderna, ciò implica una metodologia ben studiata ma anche l’utilizzo dei giusti strumenti fa si che il processo ergonomico diventi ottimale.

Come avrete capito sono sempre stato un pignolo sulle metodologie e la scelta degli strumenti e visto che in questa rubrica parliamo di piega, vorrei parlarvi di come, fino a poco tempo fa, affrontavo la piega.

Il “miracolo” della piega avviene perché durante l’evaporazione dell’acqua che c’è nei capelli dopo il lavaggio, si formano (a livello molecolare) dei particolari ponti intermolecolari chiamati “ponti di idrogeno”, tanto è migliore la qualità della materia cheratina, molto di più durerà la piega. Poi ci sono delle variabili esterne che influenzano la durata come l’umidità dell’aria. Non sto ad addentrarmi troppo in questo, magari vedremo in altri articoli in modo più approfondito la questione, la cosa evidente è che di materia capelli ne esistono di varietà e forma innumerevoli, tanto da arrivare a dire che non c’è un capello uguale ad un altro. Con cotanta diversità come può un phon con due velocità e due temperature coprire con efficacia tutte le infinite variabili tricotiche con cui noi professionisti abbiamo a che fare ogni giorno?

Impossibile…. Io lavoro sostanzialmente con tre phon diversi in ordine di potenza crescente e questo mi da la possibilità di lavorare la materia in funzione del risultato che il mio spirito creativo ha immaginato…. Certo questo fino a poco tempo fa……Ora non più…ma lascio la curiosità di sapere il perché alla prossima puntata di “Mai Dire Piega”!

Stay tuned…

Paolo Dolcetti, in arte Il Ficcanaso”

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