Quando arriva la bolletta dell’energia elettrica in salone è sempre un mezzo infarto, sia per quei pochi fortunati che ancora viaggiano nel mercato protetto, ancora di più per quelli che si sono lasciati tentare dal mercato dell’energia libera (notoriamente più caro di almeno il 20%). Si sa che i nostri saloni sono delle voraci belve divoratrici di energia e questo ci costa parecchio. La tecnologia negli ultimi anni ci è venuta incontro progettando elettrodomestici sempre più performanti, è stato un fiorire di condizionatori a basso consumo, lavatrici in classe A+, illuminazione a led efficace con un consumo dimezzato rispetto alle lampade ad incandescenza, eppure, la bolletta non cala.

L’unico attrezzo che sostanzialmente non è cambiato negli anni è il phon, anzi a differenza degli altri dispositivi elettrici si è assistito ad un aumento della potenza impiegata. Il problema del phon è che la potenza è direttamente proporzionale all’efficacia, quindi, chi si occupa di progettarli, si trova di fronte ad un limite quasi insormontabile se vuole renderlo anche “risparmioso” (chissà se l’accademia della crusca si accorgerà di questa mia divagazione letterale….). Per scaldare l’aria serve una resistenza, cioè un metallo che oppone resistenza al passaggio dell’energia elettrica, proprio per questa opposizione diventa rovente e se non fosse raffreddato arriverebbe al punto di rottura e qui entra in scena il motorino elettrico che aziona la ventola che crea un flusso d’aria, canalizzato dal corpo del phon, che passa attraverso la resistenza e la raffredda. La resistenza cede il calore all’aria che poi asciugherà i nostri capelli. Siccome è uno scambio, maggiore sarà la velocità e minore sarà la temperatura e viceversa. Qui viene il brutto, per ottenere questo miracolo della tecnologia e risultati a livello professionale eccellente, occorrono potenze vicino o oltre i 2000 watt/h….. Non si scappa da questo .

Prendiamo un phon professionale che mediamente fa 10 pieghe al giorno della durata di 20 minuti. 200 minuti di lavoro al giorno, quindi diciamo 5000 minuti in un anno arrotondiamo a 85 ore di lavoro per un phon.

Con una potenza di assorbimento di 2000 watt, un phon del vostro salone consuma 170 kW/h. Il prezzo medio dell’energia tutto compreso (consumo reale, perdite di rete, dispacciamento, tasse regionali e nazionali + IVA) può arrivare a 50 cent/kW. In conclusione un solo phon può costarvi 85€ all’anno solo di consumi. Pochi? Molti?…. A voi l’ardua sentenza.

È indubbio che c’è anche una componente ecologica nel cercare di risparmiare energia, sappiamo bene quali sono i costi per l’ambiente per la produzione di energia, ma come abbiamo detto prima per quanto riguarda il phon e la sua progettazione è quasi impossibile crearne a basso consumo. Ma comunque una soluzione c’è e sta nelle accortezze che il phonista deve mettere durante le lavorazioni. Per esempio la possibilità di modulare in modo fine la potenza, quindi il calore e il flusso d’aria, a seconda del tipo di capello che noi professionisti  andiamo a modellare, già li un risparmio si avrebbe rispetto ad usarlo alla massima potenza sempre. Si può avere una miglior gestione dei tempi morti spegnendo il phon quando si appoggia (almeno il 30% dell’energia viene usata per riscaldare l’ambiente perché il phon non è diretto verso i capelli). Anche le aziende produttrici di phon potrebbero mettere dei sensori nel manico che spengono il phon quando lo appoggiamo (mi sono sempre chiesto se qualcuno ci ha mai pensato….). Anche la manutenzione è importante, quanti di voi puliscono regolarmente il filtro dell’aria? Che bello sarebbe avere un phon che non ha bisogno di pulire il filtro…. Ah è vero, esiste già…..

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