In relazione all’articolo uscito sabato sul Corriere della Sera, pubblichiamo la lettera inviata dal presidente di Camera Italiana dell’Acconciatura Lino Fabbian alla giornalista, Maria Laura Rodotà.

Gentile Dottoressa Rodotà,
faccio riferimento all’articolo “Capelli grigi power” pubblicato a sua firma sul Corriere della Sera di sabato 28 gennaio 2012 per proporre alcune considerazioni. Lanciando la sfida, personale e rispettabile, di «smettere di tingersi per ricominciare a piacersi» e definendo «il non colore una scelta di campo», il pezzo riporta anche l’affermazione «i parrucchieri sono i tassinari del capello», accolta con leggero risentimento
dalla categoria degli acconciatori. Appare, inoltre, troppo semplicistico affermare che l’acconciatore più tinge, più guadagna.
Questo concetto sarebbe dunque applicabile a qualsiasi categoria in riferimento alla professione svolta.
In realtà l’acconciatore italiano (risale al 2005 la nuova legge che disciplina e qualifica la figura dell’acconciatore – Legge 17 agosto 2005 no. 174) è un professionista serio sempre più qualificato, forte di una tradizione che non ha eguali in Europa e nel mondo, attento da sempre al benessere e alla soddisfazione della clientela. Sono oltre 80.000 i professionisti dell’acconciatura italiana che Camera Italiana dell’Acconciatura, l’organizzazione di filiera che presiedo fondata da CNA Unione Benessere e Sanità, Confartigianato Acconciatori e Unipro, rappresenta per valorizzare la cultura e la professionalità sia in Italia che nel mondo.
Ringraziando per l’attenzione che vorrà dedicare alla nostra categoria, invio i più cordiali saluti.

Lino Fabbian
Il Presidente

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