Cari tutti, leggete questo articolo apparso sabato sul Corriere della Sera e scritto dalla celebre giornalista Maria Laura Rodotà. Come al solito, quando si parla di capelli, sia che si tratti di moda sia che si tratti di ambiente, il parrucchiere viene fuori sempre un po’ frivolo o incapace. Ma è possibile?? Voi che ne pensate?

Non tingersi più: una scelta di campo
di Maria Laura Rodotà
«Ma che hai fatto!? Ah. Eh. Uhm. Ehm, no, ma stai bene». O forse no. Ma la questione è un’altra. Smettere di tingersi e tenersi i capelli bianchi, più che una scelta tricologica, è considerato un memento mori.
Non da chi smette. Dai coetanei/coetanee, e oltre: quando incontrano una donna di conoscenza che ha fatto il salto e ha i capelli metallizzati, spesso reagiscono con improvviso astio. Poi tentano il corner, mugugnano un complimento; ma il malanimo rimane.

Perché hai rotto un tacito patto generazionale, quello che ci impegnava a restare tutti eterni ragazzi; perché hai svelato il vero colore dei capelli delle baby boomers, e non fa piacere.
Poi, vabbé, ci sono le nicchie. Una minoranza di maschi è favorevole, per perversione gerontofila o perché neanche loro hanno più voglia di fare i finti giovani. Una minoranza di femmine ti dice «brava, forse tra un po’ provo anch’io». Ma la maggioranza ambosessi è perplessa. Pazienza
Tutto questo per dire che io l’ho fatto, e sono contenta.
Ne scrivo perché il mio passaggio di colore, che pensavo fosse di scarso interesse anche per i miei cari, in questi mesi ha provocato una continua autocoscienza collettiva. E ha permesso di scoprire alcune chiavi interpretative della nostra realtà di Paese per semi-vecchi.
Per esempio:
i parrucchieri sono i tassinari del capello
Non perché si danno a proteste clamorose; non ne hanno bisogno. Perché tengono in scacco la comunità tricologica, instaurando un rapporto sadomasochista con le clienti (i rapporti sadomaso sono sempre sfaccettati, come sa chi conosce certe clienti). La donna è immobilizzata sul seggiolone, il parrucchiere la tinge. Dal suo punto di vista fa bene: più tinge, più guadagna. A volte — capita nel mondo sadomaso — succedono incidenti. A me, passando dall’henné alla tinta, hanno fatto i capelli verdi. Non è una battuta. Erano proprio verdi (ho i testimoni). Dopo il trauma, ho continuato per un po’ a tingermi, patendo un altro trauma; quando i capelli sono quasi tutti grigi, la tinta non è più multiforme e piena di riflessi. A meno di non vivere per le mèches, diventa un monoblocco triste e artificiale, come le tinte che fanno agli uomini certi barbieri. E indagando sugli uomini tinti, ho scoperto che:
gli uomini si tingono a loro insaputa
Al netto dei casi Scajola e Malinconico, l’insaputismo è una scorciatoia comportamentale dei maschi eterosessuali: gli consente di fare cose che desiderano ma si vergognano di ammettere. L’ho capito chiacchierando con un simpatico collega brizzolato. Che mi ha detto «guarda, stavo per cascarci anch’io. Il barbiere mi aveva proposto un gel “che scurisce naturalmente e progressivamente i capelli”. Ho rinunciato solo perché un altro cliente si lamentava, il gel gli provocava bolle in testa». Mi si è aperto un mondo: allora è così che va, il barbiere propone un ritocco insaputista, l’uomo si abitua, e poi senza troppo pensarci si colora sempre più. Fino ad assurgere a certi monocolori con riflessi tipo lucido da scarpe; sempre a sua insaputa, ovvio.
Poi, ovvio, tanti uomini non lo farebbero neanche morti. Ma per loro non è una scelta faticosa.
Per le femmine è diverso: il non-colore è una scelta di campo
«Da quando hai smesso di tingerti ho cominciato a notarne altre», mi dice la mia amica Francesca, inizialmente indignata per l’iniziativa. «Siete tutte simili, donne che hanno sempre bisogno di una sfida». «Sei proprio greca. Le donne greche non si tingono perché sono arroganti», ha detto un ateniese alla mia amica (mezza greca) Nick; che mi ha sostenuto quando, dopo le mie disavventure coloristiche, ho deciso di smettere. E forse l’arroganza è solo ritrovata fierezza; è non cercare più di mascherarsi per sembrare più giovani. È (no, sul serio) ricominciare a piacersi, sentendosi una raggiante tardona e non una vecchia Barbie. L’effetto non è immediato, bisogna tagliarsi i capelli cortissimi e aspettare. I capelli, senza tinta, riprendono vigore. E poi, sostiene la mia figlia, «invecchiando non s’imbruttisce, si cambia». Esagerata. Ma grazie a lei ho preso atto che:
le madri non dovrebbero sembrare cloni attempati delle figlie
Perché, se le figlie sono adolescenti, è il loro momento, non il nostro. Le madri conciate da sorelle sono irritanti per loro, e spesso patetiche. Meglio distinguersi causa capelli, e continuare a rubargli le magliette. Che ci stanno ancora bene. Perché:
non siamo anziane. Siamo anagraficamente avvantaggiate. Noi nate durante il baby boom siamo e saremo la fascia d’età più numerosa. Nessuno può metterci in un angolo, non i politici, non i pubblicitari, e neanche i coetanei. Basta rendersene conto.
Poi, se volete continuare a tingervi, fate come vi pare; voi sarete appagate, noi neo-metallizzate pure (però noi risparmiamo un sacco di soldi, sappiatelo).

fonte: Corriere della Sera.it
http://27esimaora.corriere.it/articolo/non-tingersi-piu-una-scelta-di-campo/

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