Nei fine settimana i negozi all’interno dei centri commerciali, da DCPM, devono rimanere chiusi almeno che non si tratti di attività che svolgono servizi essenziali come farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, supermercati, tabaccherie ed edicole. Proprio qui sta il problema: e i parrucchieri? La norma, infatti, non appare molto chiara per quanto riguarda la sua applicabilità ai parrucchieri.

La diversa interpretazione dipende dal testo del dpcm che dispone la chiusura: “Nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all’interno di mercati e centri commerciali (…) ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi ed edicole”. Il dubbio nasce proprio nella definizione di “esercizio commerciale” in quanto i parrucchieri dovrebbero essere attività artigianali che erogano un servizio, e di tale tipo di attività il testo non fa menzione. Dunque, tutto ciò che non è espressamente vietato dovrebbe essere consentito.

Perché, dunque, chi ha un negozio all’interno dei centri commerciali deve essere penalizzato rispetto agli altri e rimanere chiuso? Perché in questo caso non vengono considerati essenziali cosí come successo negli ultimi lockdown? E, soprattutto, è vero che in alcune città questa regola non vale e alcuni negozi all’interno dei centri commerciali sono, comunque, aperti?

La polemica è scoppiata in diverse parti d’Italia, dalla Toscana alla Lombardia, nel comasco e varesotto, e anche nel Lazio in quanto si cade in una sorta di concorrenza “sleale” perché il parrucchiere del centro commerciale è costretto a chiudere mentre quello che è appena fuori, magari al di là della strada, può restare aperto. Ne consegue che alcuni sono rimasti aperti nonostante le multe salate.

E voi avete riscontrato gli stessi problemi? Avete tenuto aperto o siete chiusi? Fateci sapere!!

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