Come ormai tutti sappiamo, zona rossa significa nuovamente barbieri e parrucchieri chiusi.

E questo è un doppio problema, non solo economico, in quanto andrà a pesare ulteriormente sulla già difficile situazione dell’ultimo anno, ma anche perché si va ad alimentare ancora una volta il lavoro nero e l’abusivismo.

La speranza è che le istituzioni prendano a cuore l’appello di CNA a tutela della categoria e che ritiene sbagliata la scelta fatta nell’ultimo dpcm di escludere i servizi alla persona (acconciatura, estetica e similari) dalla possibilità di rimanere aperti anche in zona rossa.

Oltre ai mancati guadagni, tra l’altro, sono stati spesi tanti soldi per mettere a norma i saloni, per tutte le precauzioni igienico sanitarie, per dividere diversamente gli spazi, ecc. Perché non viene riconosciuto lo sforzo fatto ma i parrucchieri sono chiusi di nuovo?

Infatti, i risultati dell’ultima indagine Inail confermano, se ancora ve ne fosse bisogno, che centri e saloni non sono mai stati una fonte diretta di contagio e gli stessi titolari sono andati incontro volontariamente a enormi spese aggiuntive – non riconosciute sufficientemente nei decreti di ristoro – per garantire il lavoro e la sicurezza di dipendenti e clienti.

Proprio perché vogliamo continuare a contribuire alla lotta alla pandemia vogliamo lanciare anche un fortissimo grido d’allarme, insieme alle altre Associazioni del settore – spiega Roberto Zattini, presidente di Cna Benessere e Sanità Ravennaperché la chiusura delle attività, che rischia già di mettere in ginocchio le imprese, non porti con sé il boccone avvelenato della nascita di nuovo lavoro nero e attività abusiva da parte di persone non qualificate che si recano nelle case senza alcuna forma di sicurezza. Contrastare questi fenomeni è importante perché queste attività rischiano di causare ulteriori contagi e alimentare la pandemia. Per questo facciamo appello alle forze dell’ordine perché venga fatto uno sforzo straordinario di controllo e repressione: ne va della salute di tutti noi e della sopravvivenza di tante imprese regolari”.

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