Oggi ci rivolgiamo ai giovani parrucchieri e appassionati di questo mestiere che ci leggono e che hanno appena terminato la scuola di formazione.

Come si apre la partita iva per diventare parrucchiere? Quanto costa? Quale regime scegliere? Ecco, dunque, un piccolo vademecum che potrà guidarvi step by step  nell’intraprendere questo meraviglioso mestiere… almeno dal punto di vista fiscale!

Aprire Partita IVA come parrucchiere comporta l’inquadramento fiscale da artigiano, e dunque come ditta individuale. Questo cosa significa? Vuole dire che, oltre a presentare la SCIA, dovrete utilizzare la procedura chiamata ComUnica, che serve ad avvertire i vari enti ed a svolgere tutti gli adempimenti con un’unica operazione telematica: iscrizione al Registro delle Imprese e all’Albo degli Artigiani, apertura della posizione previdenziale presso la Gestione Artigiani e Commercianti INPS, ecc..

Altro passaggio importante è la scelta del codice ATECO; esistono codici per ogni professione e ogni Partita IVA, infatti, viene associata ad un codice che identifica il tipo di mestiere o attività che la persona andrà a svolgere. Nel caso specifico del parrucchiere bisognerà associare la PI al seguente codice: 96.02.01 → Servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere.
Questo codice permette di svolgere il mestiere a domicilio (nelle Regioni d’Italia dove ciò è consentito) e, soprattutto, di aprire un salone di parrucchiere, che diventerà la ‘base operativa’ della nuova attività.

Il terzo step riguarda la scelta del regime fiscale a cui assoggettarsi e dal quale dipenderà l’ammontare delle tasse da versare annualmente. Al momento, l’opzione più vantaggiosa per le nuove attività è il regime forfettario, che consente di pagare meno tasse e ridurre anche i costi di gestione prevedendo il versamento di un’unica imposta sostitutiva, che prende il posto dei comuni tributi (IRPEF, ecc.). È, però, fondamentale che il fatturato annuo rimanga inferiore ai 65.000 euro (bisogna fare attenzione anche ai compensi degli eventuali impiegati o collaboratori, che non potranno superare il limite annuo di 20.000 euro, e ad eventuali redditi da lavoro dipendente o assimilati, per i quali il tetto massimo è fissato a 30.000 euro).

Aderendo al regime forfettario, pertanto, verserete soltanto il 15% di imposte sul vostro reddito imponibile che, come stabilito dal tuo Codice ATECO per parrucchiere, corrisponde al 67% del fatturato complessivo. Per esempio, se il vostro volume d’affari corrisponde a 20.000 euro, l’aliquota sarà applicata solo su 13.400 euro.

Un altro vantaggio del regime forfettario è che non prevede la fatturazione elettronica né l’Imposta sul Valore Aggiunto del 22% sui corrispettivi emessi. Restano esclusi dal questo regime coloro che possiedono quote di partecipazione a società di persone (non potrai, dunque, aderire al regime forfettario, se apri un salone di bellezza insieme ad uno o più soci) o, ancora, che controllano società a responsabilità limitata (S.r.l.) del medesimo settore.

Vediamo adesso la questione previdenza, ovvero i contributi INPS che formeranno, negli anni, la pensione.
I contributi INPS per parrucchiere si dividono tra contributi fissi e contributi a percentuale. I primi vanno versati sul reddito minimale, i secondi, invece, si calcolano, soltanto sulla parte di reddito che eccede la soglia del minimale.

Infine, quali sono gli adempimenti a cui deve pensare il titolare di Partita IVA per parrucchiere? Dichiarazione dei redditi → Da presentare a partire dal secondo anno di attività (relativamente all’anno fiscale precedente, ovvero il primo), una volta all’anno. Imposte e contributi INPS → Da versare ogni anno, si dividono in: 1) imposta sostitutiva, pari al 15% o al 5% sul reddito imponibile; 2) contributi minimi e a percentuale, con aliquota variabile dal 21 circa al 24%. Registro dei corrispettivi → Il registro dei corrispettivi è un documento obbligatorio per le attività che non emettono fattura, ma scontrino fiscale. Nel caso di un parrucchiere assoggettato al regime forfettario, basterà segnare giornalmente la somma delle transazioni effettuate con scontrino (e le eventuali transazioni per le quali, su richiesta del cliente, è stata emessa la fattura), indicando gli importi ma non l’IVA. L’annotazione deve avvenire entro il giorno successivo (non festivo) a quello della transazione.
Non dimentichiamo, poi, che gli artigiani – dunque anche il parrucchiere – devono versare annualmente anche l’INAIL, ovvero il contributo per l’assicurazione sul lavoro, che ammonta a circa un centinaio di euro.

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