È ciò che emerge dai dati precosuntivi del Centro Studi di Cosmetica, secondo i quali, in Italia, il 2020 è stato un anno molto duro per il beauty.
Addirittura gli introiti di parrucchieri sarebbero in calo del quasi 29% mentre a riscontrare dati positivi sono, pensate un po’, gli e-commerce e i saloni provvisti dello shop online….)

In generale il fatturato globale, pari a 10,5 miliardi di euro ha registrato una contrazione del 12,8% rispetto al 2019, mentre il mercato interno ha riscontrato un calo del 9%. Danneggiate dalla pandemia anche le esportazioni che hanno evidenziato una contrazione pari al 16,5% per un valore complessivo di oltre 4 miliardi di euro.

Su questo dato poi bisognerebbe fare anche altre riflessioni. Perchè nel nostro viaggio, Parrucchierando on the road in oltre 200 saloni in Italia, da Trieste a Trapani, molti titolari dichiaravano si una diminuzione di fatturato ma in molti casi, i saloni che si erano mossi verso un determinato posizionamento e adottato le strategie giuste, ci hanno detto che la fiche media in salone era in aumento. Questo perché le persone si rivolgevano verso quesi servizi più alto spendenti, preferendo magari di venire una volta in meno

Di tutto questo ne parliamo sempre in Parrucchierando On Demand, il nostro gruppo esclusivo in Facebook.

“Le prospettive di ripresa per il 2021, benché distanti dai valori del 2019, sono legate alla natura anticiclica del comparto. Il cosmetico è infatti un bene indispensabile, come la stessa pandemia ci ha ricordato, – commenta Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italialo scorso anno abbiamo assistito a un’accelerazione nel cambiamento dei modelli di comportamento, alla ridefinizione degli equilibri internazionali e all’evoluzione dell’organizzazione del lavoro e delle relazioni personali; sono tutti fenomeni che verosimilmente si sarebbero concretizzati nel medio periodo. Le imprese sentono da un lato la spinta alla ripartenza, dall’altro richiedono nuove e solide condizioni per potersi realizzare, accompagnate da un piano governativo capace di affiancarle, anche in termini di promozione del Made in Italy, sul piano dell’innovazione, della digitalizzazione e dello sviluppo sui mercati esteri”.

E per voi è stato cosí? Fateci sapere cosa ne pensate!

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