Siamo tutti in attesa delle nuove disposizioni del governo e di capire quando potremo riprendere una vita “normale” che ormai, è chiaro, di normale avrà ben poco e sarà molto diversa da com’era prima chissà per quanto tempo.

Purtroppo i parrucchieri e i barbieri sono una della categorie che sono state più penalizzate e che hanno avuto più da perdere in questa situazione, essendo obbligati ad un rapporto ravvicinato con i clienti ed impossibilitati, per ovvie ragioni, allo smart working.

Ma allora cosa succederà? Quando potranno riaprire i saloni e quando? Che ne sarà dei piccoli negozi? Al momento risposte certe non ce ne sono, si parla di un’ipotetica data, il 25 maggio, anche se ancora non c’è nulla di confermato.

Molti dipendenti sono stati messi in cassa integrazione, i liberi professionisti hanno potuto godere del bonus del 600 euro (alcuni, non tutti) e si vedrà nei prossimi mesi se il bonus verrà ripetuto.

Ma il vero problema si verificherà nel momento della riapertura quando, per poter essere a norma, i saloni dovranno stravolgere i loro spazi, in quanto, secondo indiscrezioni della stampa dovranno fare i conti con la restrizione degli accessi nei locali commerciali.

Confartigianato ha approvato un documento di proposte per consentire la riapertura di parrucchieri e barbieri, anche perché la sospensione prolungata dei servizi non porterà altro che ad un aumento dell’abusivismo. Condizione per la ripresa dell’attività dovrà essere l’applicazione di misure igienico-sanitarie e di modalità di lavoro che garantiscano la sicurezza e la tutela della salute dei clienti, degli imprenditori e dei loro dipendenti.

Si parla di tenere aperti i negozi anche il lunedì e di orari di lavoro flessibili facendo turnare i dipendenti, di limitare il tempo di permanenza dei clienti che dovranno arrivare solo su appuntamento e scaglionati, di utilizzare postazioni alternate e di igienizzare continuamente il locale, di utilizzare materiale usa e getta, dai pettini alle mantelle ecc.

Chi ha un salone entro i 40mq, dove normalmente lavorano 4 persone, potrà ricevere un solo cliente per volta su appuntamento. Anche i locali più grandi non se la passeranno molto meglio, infatti dovranno garantire una distanza minima di 2mt tra un cliente e l’altro quindi, in media, andrà eliminata una postazione ogni due. Le conseguenze? I saloni più piccoli dovranno lasciare a casa alcuni dipendenti (per cui il discorso della cassa integrazione a questo punto lascia il tempo che trova) e la stessa cosa varrà per i saloni più strutturati con relative ingenti perdite di fatturato.

L’unica speranza è che lo stato si ricordi di questa categoria accorrendo in suo soccorso: azzerare tasse e contributi per mesi, farsi carico degli incassi mancati, valutare con buon senso le restrizioni potrebbero essere un buon punto di partenza.

Per il momento non ci resta che aspettare l’evolversi degli eventi e sperare che gli scenari non saranno così tragici come ci si prospetta.

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