Dai primi di giugno, come ribadito nei giorni scorsi dal Generale Figliuolo, potrebbero partire i vaccini alle aziende e alle classi produttive.

Inail, ministeri del Lavoro e della Salute e Regioni stanno decidendo quali saranno le categorie prioritarie e, dopo i lavoratori della logistica e dei trasporti, potrebbero esserci proprio i parrucchieri.

Ma quali saranno i criteri per stabilire le priorità? Innanzi tutto partirà dalle attività con il più alto numero di infortuni e morti per l’infezione, contratta sul luogo di lavoro, ma un peso importante l’avrà anche il livello di rischio della Regione in cui si lavora.

Secondo quanto riportato da Repubblica, al netto dei soggetti fragili e il mondo della scuola e della sanità, sono circa 16 milioni i lavoratori che aspettano ancora la prima dose. I lavoratori della logistica, settore in cui si sono verificati moltissimi focolai, sono circa 1 milione; tra le attività considerate prioritarie ci sono anche il manufatturiero alimentare, che comprende anche i supermercati, parrucchieri ed estetisti, ristorazione e settore alberghiero. Il settore alberghiero, inoltre, dal momento che dal 15 maggio cadrà l’obbligo dei 5 giorni per chi arriva dall’estero e l’Italia riprenderà a ospitare turisti stranieri, muniti di green pass..

Ma come funzionerà? In teoria le aziende più grandi potrebbero chiedere direttamente i vaccini alle Regioni, e poi potrebbero essere i medici aziendali a effettuare materialmente le inoculazioni del siero. Mentre quelle più piccole, come appunto i parrucchieri, potrebbero appoggiarsi alle associazioni di categoria, che penserebbero a stipulare accordi con strutture pubbliche e private per organizzare le vaccinazioni.

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