Lo studio della rivista scientifica “Science” e la soluzione alla pandemia

Science è una delle riviste scientifiche più prestigiose a livello mondiale e di recente ha pubblicato uno studio che rivoluziona le nostre conoscenze sull’evoluzione del coronavirus Sars-Cov-2.

Lo studio di Science, datato 12 febbraio 2021, si intitola «Immunological characteristics govern the transition of COVID-19 to endemicity», ma non risulta che suggerisca la diffusione libera del virus per uscire dalla situazione emergenziale. In realtà, pone degli scenari in base a ciò che potrebbe succedere e alcune testate giornalistiche hanno riportato le informazioni in maniera parziale.

Due scienziati, Jennie S. Lavine del dipartimento di Biologia della Emory University in Atlanta (USA) e Ottar N. Bjornstad del dipartimento di Biologia e del centro dinamica delle malattie infettive dell’università dello Stato della Pennsylvania, hanno sviluppato uno studio basandosi sull’evoluzione degli altri coronavirus.

I due affermano che il Sars-Cov-2 sia diventato così diffuso da esserci poche possibilità di eliminazione diretta.

Siamo quindi condannati a una zona rossa persistente?

Gli esseri umani convivono con tanti altri coronavirus endemici che causano più reinfezioni (per esempio l’influenza), ma generano un’immunità diffusa sufficiente a proteggere gli adulti da gravi malattie, avendone indebolito l’aggressività.

Quindi, più il virus circolerà velocemente più in fretta sarà propenso a scomparire, ma se si continua a limitarne la diffusione, serviranno almeno 10 o 20 anni per uscire da questa situazione!

Cosa fare quindi?

Bisognerebbe usare tutte le difese in nostro possesso, come per esempio i vaccini, e allo stesso tempo bisognerebbe eliminare qualsiasi forma di distanziamento sociale e di protezione per poterlo diffondere il più possibile e ridurne l’aggressività , portandolo a manifestarsi come una normale influenza.

Il risultato sarebbe un’abbassamento della virulenza e una riduzione dell’età di diffusione (colpendo principalmente i bambini che hanno un sistema immunitario più forte e reattivo).

La conclusione dei due è quindi la seguente: per ridurre il Covid-19 va fatto circolare il più rapidamente possibile, solamente in questo modo si sarà in grado di trovare un vaccino sempre più efficace.

In più i due scienziati sostengono che il vaccino migliore sia quello basato su vettori virali adenovirus, ovvero, Astrazeneca perché “è migliore nel prevenire infezioni gravi rispetto a quelle lievi o asintomatiche, e sarà importante produrre tecnologie simili per gli altri vaccini”

Dallo studio, emerge che più il virus circolerà velocemente e più in fretta avremo finito di combattere questa guerra. Se, invece, si continua a tentare di limitarne la diffusione, allora ci vorranno 10 o 20 anni per tornare alla normalità.  Ciò non significa lasciar correre in totale libertà Covid.

L’ideale sarebbe, secondo lo studio vaccinarsi e vivere una vita “normale”eliminando qualsiasi forma di distanziamento sociale e di protezione per poterlo diffondere più possibile e ridurne l’aggressività

Così facendo il Coronavirus si manifesterebbe come una normale influenza. Questo processo, oltre ad abbassarne la virulenza, offrirebbe anche un’altra opportunità: ridurrebbe l’età di diffusione interessando principalmente i bambini che hanno un sistema immunitario più forte.

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