La Lombardia vara un codice di ferro: obbligo di presenza di un responsabile tecnico
e garanzie sull’igiene. Nel mirino soprattutto i cinesi, aumentati del 43 per cento in un anno

La Regione dichiara guerra ai parrucchieri low cost, con una serie di paletti che dovrebbero disciplinare soprattutto Lombardia gli esercenti cinesi, e in generale quelli stranieri, che praticano prezzi stracciati. E quindi: stop ai laboratori in casa o nei seminterrati. Obbligo di presenza nel locale di personale diplomato e di un rappresentante tecnico in ogni momento. Garanzia sull’utilizzo di materiale sempre sterilizzato e disinfettato e norme più stringenti per il passaggio della licenza tra eredi o familiari. Pena la sospensione dell’attività per almeno venti giorni, e in caso di recidiva, la chiusura senza appello.

La giunta di Palazzo Lombardia approva definitivamente il nuovo regolamento che disciplina l’attività degli acconciatori. Un cavallo di battaglia dapprima dell’assessore regionale Domenico Zambetti del Pdl (quando dirigeva l’Artigianato prima di passare alla Casa), ma poi soprattutto del vicegovernatore Andrea Gibelli della Lega. L’obbiettivo sono gli stranieri: a Milano sono duecentosessantadue su un totale di 2180 saloni di acconciatura ed estetica. Solo quest’anno sono cresciuti del 19 per cento rispetto a una media generale di solo l’1,4. Gli acconciatori cinesi sono aumentati in particolare da 69 a 104 (più 43%). Seguiti dai marocchini che rappresentano l’8,5% del totale. Dai domenicani (5%) dagli egiziani e dai francesi (che si immagina siano di livello medioalto), che rappresentano insieme il 5 per cento del riparto.

Le nuove norme, quattordici articoli, entreranno in vigore dopo la pubblicazione sul bollettino regionale. Tra le nuove regole, quella che prevede che i parrucchieri possano esercitare oltre al servizio di acconciatura solo quelli di manicure e pedicure estetico (sono escluse le case di riposo, le sfilate di moda, le carceri e le caserme). I parrucchieri avranno 12 mesi per mettersi in regola (con possibile proroga di ulteriori dodici, ma solo per cause di forza maggiore). Spetterà in ogni caso ai Comuni applicare le nuove regole.

Il segretario generale dell’Unione artigiani, Marco Accornero, è soddisfatto: «Ora queste norme andranno fatte rispettare. Finora su questo tema non abbiamo visto particolare impegno né dell’ex giunta di Letizia Moratti e nemmeno di questa. Staremo a vedere». Meno favorevoli gli avvocati dell’Asgi, l’associazione degli studi giuridici sull’immigrazione che preannunciano di ricorrere al Tar come è già accaduto per la legge contro i phone center.

Il vicecoordinatore e assessore regionale alle Attività produttive, Andrea Gibelli, si difende: «Il nuovo regolamento — dice — non è contro gli stranieri, ma contro la concorrenza sleale. Il nostro scopo è quello di costringere a rispettare delle norme anche chi finora ha prosperato in un libero mercato selvaggio che spesso non ha rispettato la professionalità. Presto interverremo anche per mettere un freno al proliferare di centri massaggi ed estetici. Alla fine saranno i cittadini a giudicare come i comuni applicheranno le nuove norme».
Frena l’opposizione di centrosinistra con la pd Adriana Cavicchioli: «È importante che il nuovo regolamento non introduca elementi di eccessiva rigidità, perché in questo momento conviene più sostenere che ostacolare le attività artigianali».

COSA NE PENSI? COMMENTA L’ARTICOLO CLICCANDO QUI!

Fonte Repubblica.it, ANDREA MONTANARI

Commenti