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Qualcuno li aveva ribattezzati «iPiad». La vicenda ha avuto grande risalto sul web per giorni, sollevando più di una questione sul modo di affrontare l’innovazione tecnologica nel nostro Paese. Tutto è partito da una verifica dei finanzieri presso la piadineria di Roberto Cairo, il quale aveva offerto la possibilità di ingannare il tempo in attesa delle loro piadine consultando quattro iPad. I militari gli hanno contestato che i tablet, erano «sprovvisti dell’autorizzazione necessaria per essere installati in un locale pubblico. Il tutto ha portato al sequestro e sanzione: 1333 euro per ciascun apparecchio, totale 5300 euro.  

Molti sono stati i messaggi di solidarietà nel web, i quali  hanno portato all’interessamento del deputato astigiano del Movimento 5 Stelle Paolo Romano e la parlamentare europea Lara Comi ed un servizio di  «Virus» di Rai2. Cairo ha avviato quindi una petizione sul sito www.change.org: «Mi domando – ha scritto – se in Italia il problema sia un tablet in una piadineria». E ancora: «Io rispetto e voglio rispettare la legge. Ma vorrei anche che quest’ultima fosse chiara». In pochi giorni sono state oltre 1700 le adesioni.

Dopo qualche giorno è giunta una comunicazione firmata dal direttore dell’Ufficio Regionale per il Piemonte e la Valle d’Aosta dei Monopoli di Stato in cui ha disposto il dissequestro e l’archiviazione della sanzione.

Una volta tanto la vicenda si è risolta bene, e speriamo che questo faccia da precedente anche per chiunque voglia dare questo servizio ai propri clienti.

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