Il prossimo software che entrerà nel tuo salone non è un gestionale. È qualcuno con cui parlare. Un assistente digitale a cui puoi chiedere perché l’agenda non rende come dovrebbe, quali clienti stai perdendo, quali servizi ti fanno guadagnare davvero e dove stai lasciando soldi sul tavolo. E soprattutto, non si limita a risponderti: legge quello che succede nel tuo salone e trasforma i dati in informazioni, opportunità e azioni. Non è fantascienza e non è semplicemente “un gestionale con l’AI”. È un modo completamente diverso di concepire la tecnologia nel salone. È Kairo.

Ci sono software che, appena li apri, sai già cosa aspettarti. Un menu laterale, l’agenda, la scheda cliente, la cassa, il magazzino, le statistiche. È il modello al quale siamo abituati da anni e che, nel bene e nel male, ha definito il modo in cui i parrucchieri utilizzano la tecnologia all’interno del proprio salone.

Poi apri Kairo e la prima sensazione è completamente diversa. Non sembra un gestionale. La prima cosa che trovi è una barra di ricerca, qualcosa di estremamente familiare, quasi la barra di Google. Solo che questa volta non stai cercando informazioni sul web: stai interrogando il tuo salone.

Puoi chiedere quali servizi rendono di più per ora di lavoro, quali clienti rischi di perdere, dove hai degli spazi vuoti in agenda, quanto incidono gli sconti sulla marginalità oppure come potresti aumentare lo scontrino medio. La differenza non sta quindi soltanto nell’interfaccia, ma nel modo in cui viene concepito il rapporto tra il professionista e il software.

Non è un gestionale con una chat dentro

Quando oggi parliamo di intelligenza artificiale applicata ai software gestionali, spesso ci troviamo davanti a sistemi tradizionali ai quali è stata aggiunta una funzione AI: una chat, un generatore di testi, qualche suggerimento automatico. Kairo sembra partire da un presupposto diverso: l’intelligenza artificiale non è una funzione accessoria, ma il livello attraverso il quale il sistema cerca di interpretare ciò che succede nel salone.

Questo cambia anche il ruolo del gestionale. Un gestionale tradizionale serve principalmente a registrare e organizzare informazioni: inseriamo un appuntamento, registriamo un servizio, chiudiamo una vendita, consultiamo un report. Kairo prova invece a prendere quelle stesse informazioni e a metterle in relazione, cercando di trasformarle in una lettura del business e, soprattutto, in indicazioni su cui poter agire.

La differenza, quindi, non è semplicemente tra un gestionale senza AI e un gestionale con AI. È la differenza tra utilizzare un software per sapere cosa è successo e utilizzare un sistema per cercare di capire cosa sta succedendo e cosa potrebbe essere utile fare.

Il salone produce una quantità enorme di dati. Ma chi li guarda?

Ogni giorno un salone produce una quantità enorme di informazioni: appuntamenti, clienti, servizi, prodotti, incassi, sconti, tempi di lavoro, cancellazioni, riprenotazioni e molto altro. In teoria abbiamo tutto quello che serve per conoscere perfettamente la nostra attività. Nella pratica, però, il titolare non passa la giornata davanti al computer ad analizzare report.

È in salone, lavora con le persone, segue i collaboratori, parla con le clienti, controlla l’agenda e risolve continuamente problemi. Il vero limite, quindi, non è necessariamente la disponibilità del dato. È il tempo e la capacità di trasformare quel dato in una decisione.

Ed è proprio in questo spazio che si inserisce Kairo. L’idea è quella di avere un sistema che non aspetti semplicemente che qualcuno apra un report, interpreti una statistica e si accorga autonomamente di un problema, ma che possa mettere in evidenza ciò che merita attenzione.

Dal dato all’azione

Una delle schermate che abbiamo osservato mostra molto bene questo approccio. L’Action Center raccoglie in un’unica vista informazioni relative a incassi, proiezioni, marginalità, agenda, riprenotazioni, upselling, sconti e andamento delle diverse fasce orarie.

Ma la parte interessante non è semplicemente avere tanti numeri nella stessa schermata. È il modo in cui questi dati possono essere utilizzati per individuare delle opportunità. Nell’esempio mostrato, Kairo individua una fascia del giovedì pomeriggio con una resa inferiore rispetto a un’altra giornata e suggerisce di intervenire proprio su quella capacità inutilizzata, arrivando anche a stimare quale potrebbe essere il valore dell’azione.

Naturalmente si tratta di un esempio dimostrativo e non di un risultato garantito per qualsiasi salone. Il valore dell’esempio sta nel processo che mostra: il sistema parte dai dati, li interpreta, individua una possibile opportunità e arriva a suggerire un’azione.

È un passaggio importante perché normalmente il software si ferma al dato. Qui, invece, il dato diventa il punto di partenza di un ragionamento.

Il fatturato non racconta tutto

Un altro aspetto interessante è il modo in cui vengono letti i numeri economici. Sapere che il salone ha incassato una determinata cifra è certamente importante, ma non è sufficiente per capire se l’attività sta lavorando bene.

Bisogna sapere quanto rimane dopo i costi diretti, quali servizi producono più margine, quanto incidono gli sconti e, soprattutto, quanto valore viene prodotto rispetto al tempo di lavoro utilizzato. È per questo che nella dashboard troviamo indicatori come il margine medio dei prodotti, il margine dei servizi e il margine rapportato all’ora di lavoro.

Questa impostazione porta a una domanda molto più interessante rispetto al semplice “quanto ho fatturato?”: quanto valore sto realmente producendo con le ore di lavoro che ho a disposizione?

Per un salone è una distinzione fondamentale. Un’agenda completamente occupata non significa necessariamente che tutte quelle ore siano altrettanto redditizie. Allo stesso modo, il servizio più venduto non è necessariamente quello che produce il miglior risultato economico.

Anche l’agenda può essere letta in modo diverso

Prendiamo un servizio colore. La cliente può rimanere in salone per un’ora e un quarto, ma questo non significa necessariamente che il collaboratore sia impegnato per tutti i 75 minuti. Una parte di quel tempo può essere rappresentata dalla posa, durante la quale il professionista può teoricamente dedicarsi ad altro lavoro.

Kairo prova a considerare anche questa dinamica. In questo modo l’agenda non viene più interpretata soltanto come una successione di appuntamenti, ma come una rappresentazione della capacità produttiva disponibile.

La domanda quindi non è più semplicemente “ho l’agenda piena?”. Diventa: “quanto della capacità produttiva del mio salone sto effettivamente vendendo?”. È una prospettiva molto diversa e, soprattutto, molto più vicina alle reali dinamiche economiche di un’attività professionale.

La cliente non è soltanto un nome in agenda

Lo stesso principio viene applicato alla gestione della clientela. In un gestionale tradizionale la cliente è principalmente un’anagrafica associata a uno storico di appuntamenti. In un sistema che cerca di lavorare come assistente digitale, quello storico può diventare invece una fonte di informazioni per comprendere il comportamento della persona.

Frequenza delle visite, servizi acquistati, valore medio, prodotti, intervalli tra gli appuntamenti e variazioni nelle abitudini possono contribuire a costruire un quadro molto più completo. Una cliente che normalmente torna ogni cinque settimane e improvvisamente non si vede per otto settimane, per esempio, non è necessariamente una cliente persa, ma rappresenta una situazione che potrebbe meritare attenzione.

La differenza è proprio questa: il sistema non dovrebbe sostituirsi al professionista nella decisione, ma aiutarlo ad accorgersi di ciò che altrimenti potrebbe sfuggire.

E poi c’è la possibilità di agire

Il concetto diventa ancora più interessante quando l’assistente non si limita all’analisi, ma entra nella parte operativa. Kairo, per esempio, prevede un’integrazione con WhatsApp Business attraverso la quale può gestire richieste, verificare disponibilità e arrivare a gestire la prenotazione.

In questo caso il software non sta semplicemente fornendo un’informazione al titolare. Sta partecipando a un processo: riceve una richiesta, la interpreta, verifica i dati necessari e può portare avanti l’operazione.

È qui che la parola assistente assume un significato concreto. Non parliamo più soltanto di un’interfaccia con cui conversare, ma di un sistema che può diventare parte dei processi quotidiani del salone.

Quindi Kairo è un gestionale?

Tecnicamente, naturalmente, Kairo svolge anche tutte quelle funzioni che ci aspetteremmo da un gestionale: agenda, prenotazioni, clienti, cassa, marketing e analisi del business.

Ma definirlo semplicemente “un gestionale” rischia di perdere proprio l’aspetto più interessante.

La nostra impressione è che il punto non sia avere un gestionale più moderno, più bello o con qualche funzione in più. Il punto è cambiare il ruolo che il software può avere all’interno del salone.

Fino a oggi abbiamo utilizzato il gestionale soprattutto come uno strumento che ci aiuta a organizzare il lavoro e a conservare i dati. Con un assistente digitale il concetto può cambiare: il sistema continua a gestire il salone, ma contemporaneamente può osservare i dati, metterli in relazione, individuare situazioni interessanti e proporre possibili azioni.

In altre parole, non è un gestionale al quale è stata aggiunta l’intelligenza artificiale. È un assistente digitale che, tra le altre cose, fa anche da gestionale.

Ed è una differenza molto più grande di quanto possa sembrare.

È questo il motivo per cui abbiamo deciso di osservarlo

Non stiamo presentando Kairo come la soluzione definitiva a tutti i problemi dei parrucchieri e nemmeno come il miglior software presente sul mercato. Sarebbe troppo semplice e, soprattutto, troppo presto per dirlo.

Ci interessa invece il modello che propone, perché introduce una domanda che secondo noi vale la pena affrontare: cosa succede quando il software non si limita più a registrare quello che facciamo, ma inizia a ragionare sui dati che produciamo ogni giorno?

È una domanda che apre scenari interessanti, ma che va verificata nella pratica. Ed è proprio quello che faremo nei prossimi approfondimenti, entrando molto più nello specifico delle singole funzioni e cercando di capire cosa cambia realmente nella gestione di un salone.

E qui entra Lighten Hair

Possiamo però già dirvi una cosa: per i saloni che fanno parte di Lighten Hair ci saranno condizioni esclusive per accedere a Kairo. E quando parliamo di condizioni esclusive, non stiamo parlando della solita convenzione commerciale o dell’ennesimo 10% di sconto su un software.

Stiamo lavorando perché questa opportunità abbia un valore molto più concreto. L’obiettivo è mettere i saloni Lighten Hair nella condizione di poter utilizzare uno strumento di questo livello all’interno di un percorso, e non semplicemente acquistare un altro servizio.

Perché il punto, alla fine, non è avere un software in più.

È avere qualcosa che possa cambiare il modo in cui guardiamo e gestiamo il nostro salone, aiutandoci a vedere opportunità che oggi magari non vediamo, a prendere decisioni con maggiore consapevolezza e, soprattutto, a liberare tempo ed energie per quello che sappiamo fare meglio: fare bene il nostro mestiere e prenderci cura delle nostre clienti.

E questa volta non vogliamo limitarci a raccontarvelo.

Vogliamo portarvelo dentro il progetto Lighten Hair.

Il resto, per ora, lo lasciamo scoprire.

Vogliamo semplicemente un software che gestisca il salone, oppure vogliamo un assistente digitale che ci aiuti a gestirlo meglio?

Kairo parte da questa seconda idea. E questo, più delle singole funzioni, è il motivo per cui pensiamo valga la pena parlarne.

Testalo qui Kairo

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