Come ormai tutti sappiamo, dal 20 gennaio è scattato l’obbligo di green pass anche per recarsi dal parrucchiere.
Basterà il green pass semplice, ovvero quello che si ottiene con esito negativo da tampone antigienico, e non quello ottenuto con le dosi di vaccino. Ovviamente il provvedimento ha scatenato non poche polemiche da parte dei titolari dei saloni.
I problemi fondamentali sono due: il primo è che si lavorerà di meno su alcuni clienti con conseguente calo di fatturato, il secondo è che la cosa potrebbe favorire nuovamente il lavoro in nero. Due scenari che preoccupano non poco Confartigianato e i rappresentati di categoria che, nonostante siano favorevoli all’obbligo per scongiurare nuovi lockdown, stanno facendo indagini per capire le reali perdite. La stima, infatti, è che si potrebbe arrivare a perdere fino a 3 clienti su 10 in media, ma i fatti dicono che il calo di afflusso in salone è molto maggiore ed è dovuto più al “clima”che si respira in giro con pochissime persone in giro anche nei posti solitamente affollati.
Molti parrucchieri lungimiranti e ascoltando il nostro consiglio si sono già fatti avanti convenzionandosi con le farmacie vicine,organizzando l’appuntamento e in alcuni casi spingendosi fino ad offrire tamponi gratuiti o a prezzo agevolato. Operazione questa che ovviamente deve essere fatta in base a una strategia basata sui numeri. Si può anche investire 15 euro sul cliente come prodotto di front end a patto di avere poi una strategia per rientrare da quel costo, oppure di averla pianificata come costo di mantenimento cliente.
Al di la che tutta questa operazione porta di fatto a far parlare nella zona di questa attività del salone, di questa attenzione verso i clienti (il servizio green pass è per TUTTI i clienti che abbiano la necessità di avere un tampone per qualsiasi motivo e non solo perchè non vaccinati) il secondo punto sul quale vale la pena soffermarsi è il solito problema dell’abusivismo, che è sempre dietro l’angolo. Questa situazione di incertezza, di paura, di controlli sempre più rigidi, se da un lato aiuta a scongiurare (forse) il sorgere di altri problemi dal punto di vista sanitario, dall’altro è terreno fertile per chi lavora in nero, per chi non rispetta le regole, e per chi offre servizi a casa in modo irregolare senza controlli, tamponi, green pass né altro…
Fateci sapere com’è la situazione nel vostro salone, sono reali secondo voi le stime delle associazioni di categoria? Avete notato un calo di clientela strettamente legato al green pass oppure l’eventuale calo è forse più da attribuire al fatto che le città sono pressoché deserte viste che le strette regole della quarantena attuale in Italia poi in caso di positività blocchino le persone a casa?