Come era prevedibile è scattata la rivolta, mista ironia, sui social: il primo giugno è un lunedì, giornata in cui i parrucchieri sono storicamente chiusi, il 2 giugno è festa nazionale… per cui inevitabilmente si slitta al 3.
La domanda è, ma perché? Naturalmente l’hashtag #parrucchieri è saltato ai primi posti nelle tendenze Twitter in Italia. Ai primi di giugno sono circa tre e mesi e mezzo di chiusura e, di conseguenza, di incassi mancati. Daniela Vallerano, presidente di Cna Firenze Estetica dichiara “Un colpo durissimo e una scelta che ci ha sbalordito. Essere considerati la categoria più rischiosa di tutte è fuori luogo: tutti i centri estetici e tutti i coiffeur, già in condizioni di normalità, rispettano norme rigorose”. C’è chi si schiera con la categoria, come il sindaco di Bergamo, chi ne fa una questione territoriale (per un parrucchiere sardo e un parrucchiere di Milano è giusto che valgano le stesse regole?), chi, come i due parrucchieri padovani, si incatena davanti al proprio negozio per protesta, chi fa notare che si può entrare in metropolitana la mattina alle 7:30 ma non si può andare dal parrucchiere… che differenze c’è a livello di distanze e pericolo? Non è forse, indirettamente, un modo per incentivare ulteriormente il fenomeno dell’ abusivismo?
Noi cerchiamo di rimane imparziali e di far valere il buon senso perché, al di là delle polemiche, molti parrucchieri rischiano di chiudere e altri di perdere il lavoro.
Dunque perché non fissare delle norme igieniche, una modalità di conferma appuntamenti, e altre regole base che garantiscano la sicurezza e la salute di clienti e operatori? Sterilizzazione degli strumenti, igienizzante per le mani, postazioni alternate, mantelle taglio e chimoni monouso, mascherine e guanti per clienti e lavoratori… insomma i parrucchieri sono disposti a rispettare tutte le regole, a tenere aperto anche il lunedì, a lavorare fino alle 21:00 e chi più ne ha più ne metta…. Ma adesso è il momento di riaprire i battenti!
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