Con le graduali riaperture delle attività arrivano anche tutte implicazioni, titubanze e problematiche connesse. Una domanda che viene spontaneo porsi è “cosa succede se contraggo il virus sul lavoro?” oppure “se un mio dipendente si ammala sul lavoro?”.
La questione non da sottovalutare, in quanto i datori di lavoro rischiano, addirittura, un processo penale nel caso in cui un dipendente contraesse il Coronavirus sul posto di lavoro, anche se hanno rispettato tutte le norme e le precauzioni igieniche del caso.
Sono i consulenti del lavoro a sollevare la questione, che potrebbe bloccare la riapertura di molte piccole e micro aziende intimorite, giustamente, da questo rischio. Il contagio, infatti, viene considerato un infortunio sul lavoro, come da articolo 42 del decreto legislativo n. 18/2020 e potrebbe, dunque, coivolgere l’imprenditore sul piano penale per i reati di lesioni o di omicidio colposo, in caso di morte.
Ma la questione non è così semplice perché come possiamo essere sicuri che il contagio sia avvenuto sul posto di lavoro? L’incubazione, come sappiamo è lunga e non dobbiamo dimenticare anche i casi asintomatici. “Spetta all’Inail studiare la probabilità che il contagio sia avvenuto in quella situazione. Nel momento in cui viene riconosciuto una correlazione, l’istituto nazionale coprirà i costi del risarcimento dell’infortunio” ha affermato il giuslavorista Piercarlo Antonelli dello studio Amtf Avvocati, esperto di Diritto del Lavoro.
Una soluzione potrebbe essere quella di escludere la responsabilità dei datori di lavoro qualora essi abbiano rispettato tutte le norme e precauzioni igieniche, anche perché gli imprenditori si trovano già a dover sostenere ingenti spese per la messa a norma degli spazi di lavoro e dei dipendenti, oltre ad essere già stati pesantemente colpiti dalla crisi che ha seguito l’emergenza sanitaria.
Forse qualcosa si sta muovendo dal momento in cui il Governo si è espresso sul coinvolgimento penale del datore di lavoro con il sottosegretario al Ministero del Lavoro Stanislao Di Piazza: «Una responsabilità sarebbe, infatti, ipotizzabile solo in via residuale, nei casi di inosservanza delle disposizioni a tutela della salute dei lavoratori e, in particolare, di quelle emanate dalle autorità governative per contrastare la predetta emergenza epidemiologica».
Rimaniamo in attesa di capire quali saranno le normative definitive… nel frattempo la regione Lombardia OBBLIGA il datore di lavoro alla misurazione della Temperatura corporea dei propri dipendenti prima dell’accesso ai luoghi di lavoro dal 18 Maggio al 31 Maggio 2020 salvo successive proroghe.
Qui sotto il link con il pdf dell’ordinanza
ordinanza 546 del 13_05_2020
